domenica 21 settembre 2008

Il Conseguimento della Vittoria. ( O il giorno dopo Mabon. )

~ Questa è la conclusione del mio itinerario poetico, il raggiungimento del traguardo, perché, come insegna il noto esploratore Bilbo Baggins: " La strada per l'avventura comincia dalla porta di casa tua. " ~

Segnò il passo del mio Trionfo
Questo percorso poetico,
Riuscii dopo mille e mille inciampi,
A dar luogo a qualcosa di creativo.
E non avrò né modestia né umiltà,
Né mi inchinerò di fronte al mondo,
Nel reclamare questa mia Vittoria.

Ché vinsi contro la Natura,
Riuscii contro l'Uomo e contro Dio,
Piegai stelle e pianeti al mio volere,
Ed in spirito viaggiai oltre Saturno,
Come uno scienziato non potrebbe
Con l'impaccio grave del suo corpo.
E adesso io so che sono l'Oltreuomo.

Sostituii con una corona d'alloro
La mia personale corona di spine,
E cucii per me una Veste di Gloria,
Lasciando il mio mantello scarlatto
Ai centurioni, per giocarlo a dadi,
Mi eressi sulla Croce Universale,
Per dominare il mondo incontrastato.

Mi presentai con spada fiammeggiante,
E scudo incastonato di rubini,
Alle Porte dei Cieli, e reclamai
Una piena letizia già qui in Terra.
E se non la potei gustare appieno,
Pur mi stagliai come vortice guidante
Tra il Vecchio e passato e il Nuovo Eone.

Così ch'io possa dire con certezza,
E matematica e certa precisione:
Si staglia ancora fermo sul futuro
Lo sguardo ghignante
Del profeta Zarathustra.

Orpheo e Euridice - XI

Risorgi, Orpheo, risorgi,
Come l'Uno che scende
Dalla Croce del Dieci,
Risorgi, Orpheo, dalle tue lacrime,
Anche i sassi, e gli alberi e le fiere,
Gemono e piangono con te.

Risorgi Orpheo, risorgi,
Risorgi come l'Araba Fenice,
Dalle ossa e dal pianto di Euridice,
Vorrai forse privarci
Della sublime Magia
Della tua musica?

Risorgi Orpheo, risorgi,
Come l'Uno che scende
Dalla Croce del Dieci,
Risorgi e riapproriati
Della tua corona,
Della tua celeste corona.

Risorgi Orpheo, risorgi
In spregio a chi
Ti fece del male,
Ti negò l'amore,
Ti negò la gioia,
Portò via con sé la tua Euridice.

Risorgi Orpheo, risorgi,
Il più feroce leone
Ti si avvicina cauto,
Conquisterai il suo cuore
Oppure
Ti lascerai divorare?

Risorgi Orpheo, risorgi,
Come l'Uno che scende
Dalla Croce del Dieci,
Euridice saprà aspettarti;
Quando la raggiungerai,
La musica albeggerà ancora.

Orpheo e Euridice - X

A che servì
La tua maestria,
Orpheo,
Quando chiedesti
In pegno
Soltanto l'Amore?

Il Giardino delle Delizie

Pomi dorati e sonagli d'argento,
Erbette fluenti e ricche di fiori,
Tu troverai laddove porta il vento,
Notizia di felici e nuovi amori,

Non sono queste cose ch'io m'invento,
Ma son nascoste dentro i nostri cuori,
Ed è davvero come un lieto evento,
Veder questo palazzo di colori.

La mistica letizia al suo passaggio,
Si fa foriera d'attimi felici,
E ci affianca durante il nostro viaggio

Terreno come l'ombra d'un sorriso,
Che all'improvviso come diurno raggio,
Illumina pian piano tutto il viso.

- Alilslangplay -

~ Maybesomeonegot5poundsformetogetaround
Andtakeacrackertomakewithitafirecracker
Breakingitathalfwhilewaitingonanalt
Toturnatthenoisethepeopleandcowboys
Runningonahorseevniftheroadiscoarse ~

Orpheo e Euridice - VIII

Sbiadisce
Il sentiero
Dietro i passi
Dell'Uomo
Che Non-Ritorna.

Breve ritmo sincopato

Arriva / quel
Momento in / cui
Occorre ( pausa: 1/4 )
Buttarsi / a
Precipizio nel / la
Materia ( pausa: 1/4 )

Perdere la Speranza

Ho perso la speranza,
Domani il Sole non albeggia più,
Ho raschiato il fondo del Vaso,
Ma non ho trovato niente ad aspettarmi.
Ho provato nello sguardo d'una donna,
Ho percorso i sentieri dell'amore,
Ma non vi era altro che il pianto,
E quel che resta non è che languore.
Ho provato a vivere nei cieli
- Dentro palazzi d'immaginazione. -
Mi sono accorto quando caddi a terra,
Che era tutta quanta un'illusione.
Ho viaggiato sopra i mari e dentro i monti,
Cercando le gemme e i tesori nascosti,
Ed ho scoperto quali nobili affetti,
Nel profondo dentro me eran riposti.
Ho sentito ogni nervo vacillare
Di fronte alla precarietà di tutto il mondo,
Ho provato a muovermi e a remare,
Ma più avanzavo, e più calavo a fondo.
Ho affrontato ogni strada dell'eccesso,
Credendo di arrivare alla saggezza,
Trovai invece la follia ad aspettarmi
Alla finestra, e nient'altro è successo.
E adesso, reso vecchio prima dell'ora,
Aspetto non so bene più che cosa,
Ma voglio vivere, e respirare ancora,
Un altro giorno che su me si posa.

La farfalla

Cos'è questa farfalla
Che danza piano attorno a una candela?
E' forse messaggera degli Dèi,
Che viene a dir qualcosa della vita?
O sarà latrice di speranza,
Che balla una pericolosa danza,
Un canto attorno al fuoco che non sento,
Un attimo di gioia è quella luce,
Per lei che rischia pur di non smarrirla,
Di perdere la vita ad abbracciarla.
Che cosa mi rimane di quel soffio,
Che diede un piano per il mio futuro?
Che cosa di quell'attimo perduto,
Quando guardai con gioia all'avvenire?

Ma prendo la farfalla piano piano,
La porto nella coppa della mano,
La guido fuori da quella paura,
La porto oltre i vetri, oltre le mura,
Torna alla finestra, o mia speranza,
Qualcuno forse avrà maggior bisogno
Di te, per volargli piano attorno,
E far sapere a lui che non è solo.
Perché ci sono tante cose belle,
Nel mondo che non dà l'amor che vuoi,
Ma solo il rumore delle fiamme,
E il rombo dei cannoni e del dolore,
Va' colorata amica, col tuo tocco,
A togliergli dal viso lo sconforto.

- Clausura -

E' una voce
Dolce come il vento,
Quella che viene a volte,
E mi dice:
- Forse tra un anno,
Forse tra cento,
Terminerai i tuoi giorni
In un convento. -

L'uomo e la politica

0-20 anni
Sicuramente potrei fare di meglio io, e posso anche arrivare a dimostrarlo.
20-40 anni
Forse potrei fare di meglio, in ogni caso non posso arrivare a dimostrarlo.
40-60 anni
C'è chi fa meglio, e c'è chi fa peggio.
60-80 anni
Era meglio quando eravamo giovani noi, adesso è tutto uno scatafascio.
80-100 anni
La mia parte l'ho fatta, adesso tocca agli altri.
100-120 anni
Chissà se vedrò il sole domani.

Orpheo e Euridice - VI

Cala
Il sudario
Dal letto
Di tenebra,
Rivelando
L'ombra
Di un'illusione.

La danza

Danzi tra soffici erbe,
Ed anche le farfalle tra di esse,
Sembrano trovare il passo
Con te.
E quattro donne sedute vicino
Ti guardano intente,
Perché vorrebbero
Levitare come fai tu.

Due vestite di verde,
Due vestite di rosso,
E tu, di cielo vestita,
Volteggi un po' sbarazzina,
Sicura, ti senti vicina
Al bosco, agli alberi e ai prati,
Confusi come in un vortice,
Alle donne che stanno con te.

E non sai più né tempo né spazio,
Null'altro se non la tua gioia
Che stringi, ché non vuoi che muoia,
Perché è un sentimento felice,
Che ti porta ad un po' più veloce
Passo che vola più in alto.
E le donne che ridon felici,
Ti applaudono e stanno a guardare.

E non sai che già il sole tramonta
Su di te, sulla tua giovinezza,
E di questo nient'altro che un quadro
Sarà d'un momento che fu.
E ti fermerai un giorno a guardare
Belle cose che non sono più,
Quell'antico bel tempo felice,
Ormai chiuso in una cornice.

Vietnam

Si leva
Il calcio del fucile
Tra la vegetazione riarsa
Dal freddo
Della vanità della preghiera.

Democrazia

Il primo fondamento,
La prima fonte di stabilità,
Per una sana
Vita democratica
E' la considerazione
E il rispetto
Per la segretezza del voto,
Proprio od altrui.

Fatta salva
Questa considerazione,
Ne derivano
Tutte le altre.

Filantropia

Come sassolini
Gettati
Negli oceani
Inquinati.

Qualcosa di speciale

Tutti cerchiamo un modo
Per rendere speciali
Le nostre vite;
Alcuni cercandolo sbagliano,
E finiscono per pagare un'ammenda,
Altri si affannano per scovarlo,
Vanamente, direi, e perdono ogni orizzonte,
Ogni speranza potrei dire,
Ad altri ancora, invece,
Può capitare di trovarlo,
Spesso per caso,
E, fatta la scoperta,
Si accorgono che l'avevano avuto, da sempre,
Davanti agli occhi.
Così da quel momento,
Se non si può dire che vivranno felici,
Potremmo almeno sostenere
Che vivranno con qualche maggiore soddisfazione.

Orpheo e Euridice - V

L'esile ambiguità
Della piuma
Pesata al cuore,
Si perde
Nell'esilio
Dell'incertezza.

Orpheo e Euridice - IV

Non rimane
Nello sguardo
Che il silenzio
Dell'abbandono.

domenica 24 agosto 2008

Orpheo e Euridice - III

Volge lo sguardo,
E i capelli fluenti
Sulla nuca,
Osserva
Il lamento represso.

Orpheo e Euridice - II

Quando Orpheo
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.

Sta scendendo Orpheo
I novanta scalini,
Scende e le torce
Gli illustrano il passo,
Ma strane ombre
Proiettano ai fianchi,
Li scende piano,
Un po' intimorito.

Ben presto giunge
Al primo guardiano,
Vestito di nero,
Un elmo sul capo:
- Lascia i monili,
O tu che vuoi entrare,
Lasciali a terra,
O non passerai. -

Senza i monili,
Scende i gradini,
Scende e le torce
Gli illustrano il passo,
Ma strane ombre
Proiettano ai fianchi,
Li scende piano,
Un po' intimorito.

Quando Orpheo
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.

Ben presto giunge
Al secondo guardiano,
Vestito di nero,
Un elmo sul capo:
- Lascia i vestiti,
O tu che vuoi entrare,
Lasciali a terra,
O non passerai. -

Senza i vestiti
Scende i gradini,
Scende e le torce
Gli illustrano il passo,
Ma strane ombre
Proiettano ai fianchi,
Li scende piano,
Un po' intimorito.

E infine giunge
Al terzo guardiano,
Vestito di nero,
Un elmo sul capo:
- Lascia quell'arpa,
O tu che vuoi entrare,
Lasciala a terra,
O non passerai. -

Ma senza l'arpa
Non potrà uscire,
Così suona Orpheo,
Canta il suo dolore,
E piange la guardia,
Piange e si dispera,
Si china a terra,
E cade svenuta.

Quando Orpheo
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.

Procede Orpheo
Nelle sotterranee grotte,
Procede Orpheo suonando
E cantando di Euridice,
Lo stesso Cerbero,
E ogni mostruosa sentinella
Ricadono a terra,
Ricadono a terra.

E giunge Orpheo,
Lacrimando il suo amore
Al Trono degli Dèi di Sotto,
Ecate ascolta e Plutone,
E la Dèa spietata ricorda
Le corse tra spighe di grano,
L'abbraccio dolce della madre,
E stringe la mano del consorte.

Ed Egli percepisce
I pensieri di Lei,
Ma se pur avesse avuto
Un cuore di pietra,
Forse non il canto,
Ma almeno il dolore di Ecate,
L'avrebbe commosso
A dolce decisione.

Ma Egli cuore non ha,
Sia pur di ghiaccio,
E solo ricorda
I tre passi di Giove,
E l'affidamento a Lui
Del Regno di Sotto;
Spaventoso a vedersi
E' il suo ghigno.

Quando Orpheo
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.

Così Egli comprende
Il cuore di Orpheo,
E per mezzo di esso
Lo intrappolerà,
Contentando la moglie:
- Verrà con te Euridice,
Nel Mondo di Sopra,
Se non ti volterai a guardarla. -

Ed egli accetta e procede,
Risale i gradini,
Ripassa le guardie,
Recupera i vestiti,
Recupera i monili,
E costantemente
Sente sul collo
Il fiato freddo di Euridice.

Ma lo attanagliano i pensieri,
Lo assediano i sentimenti,
Non si fida di Plutone:
- Non era questo fiato
Il respiro caldo di Euridice,
Forse una tenebrosa fiera
Mi mise egli alle spalle,
Come premio alla mia sfida.

Eppure se davvero lei fosse,
Ancora attanagliata
Nel freddo della morte,
Solo uno sguardo, solo sapere,
Solo adesso un nuovo bacio. -
Sfugge il collo per amore e paura,
E sotto il primo raggio di sole,
Si volta Euridice, torna a scendere giù.

Quando Orpheo
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.

Centralità dell'Eucaristia

Qualunque percorso si intraprenda,
Qualunque strada si svolga,
Si finisce per ritornare sempre
Al Mistero della Croce.

La caduta dell'Occidente

Mi guardo attorno e vedo
Uomini come formiche,
Al servizio di Mammona,
Nessuno si pone più
Il problema dell'anima.

Orpheo e Euridice - I

E' solo uno sguardo,
Ma precipita
Nel pozzo
Ogni speranza.

Il fascino delle cose

Saranno belle
Le cose,
Ma solo finché
Sono misteriose.

Il corvo

Come un corvo
Voglio vivere
Nell'alto,
E lasciare
Dentro le nuvole
Le mie piume nere.

Come un corvo
Sopra i tetti
Della città,
Gracchiare
Come le campane
Dell'Inferno.

Come un corvo
Vivere
Indifferente al mondo,
E nutrirmi di vermi,
Se è necessario,
Pur di restare indisturbato.

Come un corvo
Viaggiare
Da un luogo all'altro,
Vestito
Della tenebra
Notturna.

Come un corvo
Aprire le porte
Dell'al-di-là,
E librarmi
Nel cunicolo
Tra i sogni e la realtà.

Come un corvo
Lanciare senza sosta
I miei versi urlanti
Verso un crepuscolo
Che si posa
Sulle montagne.

E la notte
Io incarnerò
Nel mio percorso
In terra.
Confuso per sempre
Nel buio.

Promesse permesse

Attacco di chitarra: DUDU DUDU DUUUUUUUU DUDU DUDU DUUUUUUUU
Batteria in contrattempo:3/4

Promesse permesse
Son sempre le stesse,
Che poi non mantengo,
Ma il freno non tengo
Dal scrivere un verso,
Che claudichi o terso
Si stagli sul foglio,
Eppure non voglio
Più scrivere ancora.

( Chorus )x3
Eppure c'è un'ora,
In cui è un'ispirazione,
Come un'emozione,
Che mi guida la mano,
Mi fa scrivere piano.

- Stacco chitarra e tastiera, batteria in ritmo. -

Promesse permesse,
Mi siano concesse,
Non so perché scrivo,
Ma è quello che vivo,
Che rendo nei versi,
Un po' tristi, un po' tersi,
Un po' vecchi, un po' nuovi,
Speriamo che giovi,
A non scrivere ancora.

(Chorus)x2

Eppure c'è un'ora,
In cui è un'ispirazione,
Come un'emozione,
Che mi guida la mano,
Mi fa scrivere piano.

Assolo chitarra (5-7 min ), batteria.

Promesse permesse,
Son sempre le stesse,
Che poi non mantengo,
Ma pace ne ottengo,
Dal redarre un verso,
Dai pensieri emerso,
Che galleggia un poco,
Sia limpido o fioco,
Per scrivere ancora.

Chorus( in dissolvenza )
Eppure c'è un'ora,
In cui è un'ispirazione,
Come un'emozione,
Che mi guida la mano,
Mi fa scrivere piano.

Enea e Didone

Non è ancora
Passata la tempesta,
E la pioggia, in fitti rivoli,
Scivola dagli alberi scrosciando,
Ma nessuna goccia
Cade sugli amanti.

Ché riparati
Da una grotta antica,
L'un l'altra tendono la mano,
E per delicati abbracci
Tremano le membra,
Cercando nuovi amplessi.

E Didone regina,
Guardandosi attorno,
Non credeva i Campi Elisi
Avere 'sì brutale aspetto,
Pure le sovvengono
Amori trascorsi,

E ricorda
Di prima che le città
Si specchiassero
Sulle acque chiare,
Carezze meno raffinate,
Ma altrettando dolci.

Enea l'abbraccia,
Delicato è il suo tocco,
E crede ogni impresa futura,
Voluta dagli Dèi,
Sbiadire oltre quel bel volto.

Si sente tentato
Di sfidare il Destino,
Di sfidare Giove Onnipotente,
Di reclamare tra i rombi
Di fulmini e tuoni,
Il suo sincero amore.

E Didone lo guarda,
E son dolci i suoi occhi,
Nei quali si perde,
E non sono il passato e il futuro
Che acque turbinanti
Attorno a un'isola di gioia.

Ma il Fato reclamerà presto
Il suo tributo arcigno,
E la nave nascosta
Tornerà a scuotere i mari;
Didone da lungi
Già lacrima e tende la mano.

lunedì 28 luglio 2008

Le cose in cui la gente crede

Le cose in cui
La gente crede
Sono canzoni tristi,
Libri raffazzonati
Lasciati sopra gli scaffali,
Mentre la polvere cade,
Scienze che non guariscono
Malattie che continuano,
Sogni di metallo
Che lasciano insoddisfatti.


Le cose in cui
La gente crede
Sono libri di teologia,
Che non spiegano nulla,
Romanzi e racconti
Tratti da un mondo amaro,
Poesie che finiscono
Dove la vita ha inizio,
Sonde che viaggiano
Nello spazio senza ritorno.


Le cose in cui
La gente crede
Sono opere liriche
Di un mondo che non c'è,
Sono fantasie grottesche
Tratte da un sogno fatato,
Sono anime di cinema
Prive di verità,
E la pioggia fuori aspetta.


Le cose in cui
La gente crede
Sono solo
Altra rèclame.

domenica 27 luglio 2008

Sali le scale

Apri il portone, e t'investe
La luce accecante dell'androne,
E inizi a salire le scale,
Tanto ti sono leggere,
Che a due a due le salti,
E a balzelli.


E vai avanti, continui a salire,
Di gradini ne hai fatti già tanti,
E procedi, procedi, un po' stanca,
Ma ancora guardando più oltre,
Fin quando al ventesimo piano
Qualcuno ti attende.


Così siete in due a salire le scale,
Entrambi verso le stesse méte,
E se ogni tanto uno scalino è rotto,
Si salta e passa avanti,
E si lascia alle spalle:
L'importante è salire.


E poi a un certo punto succede
Qualcosa che viene da te,
E non siete più in due, siete in tre.
Così un po' meravigliata,
Guardi saltare le scale,
Come facevi tu un tempo.


E se a volte è come un incubo
Questa scala ch'è fatta di svolte,
E che non trova mai fine,
Pure continui a salire,
Ed è tuo figlio al tuo fianco,
Che salta un po' meno.


Al suo braccio, se stanca, t'appoggi,
Oppure se ti manca il coraggio,
E' lui che ti guida la strada,
Il tuo ginocchio anchilosato,
E sono in due a sorreggerti,
Se proprio non ce la fai più.


Eppure ogni tanto ti chiedi,
In quei momenti sempre meno rari,
Se questo salire abbia un senso,
Se sia più dolore o più gioia,
Ma sai che la scala è infinita,
E' la scala che mai non va giù.

Pompei

Vedo l'alzarsi di nubi di tuono,
E lingue di fiamma avvolgere i cieli,
Laggiù come un aspro tramonto,
Rifugge la luce da strepitanti lochi,
Vulcano, che fu quell'affronto
Che sprigionò foschi i tuoi fuochi?
Che cosa quereli,
Al triste, al malvagio ed al buono?


Si spande quel fiume in tempesta
Di liquida morte che scende,
E son come meteore grevi
I sassi che romban dall'alto,
Le vite si fan presto brevi,
Di salvo non v'è alcuno spalto,
Il rivo né mai più s'arresta,
Ma la città spezza e fende;


Finisce ben presto il brusìo
Di quella città in movimento,
Pompei, gemma del meridione,
Spezzata e sepolta dai sassi.
Non si saprà la cagione
Che tacitò voci e passi,
Ma forse fu l'ira di un Dio,
Che fece sentir fosco accento.


E adesso rimane il ricordo,
D'un giorno, di polveri e braci,
Di genti sepolte là sotto,
In attesa d'esser trovate;
Per secoli non se ne fe' motto,
Ché furono dimenticate,
Il tempo fu per loro sordo,
Ma adesso che sai, guarda e taci:


Nient'altro che questo è il destino
Di chi viva il suo tempo in Terra,
Un fuoco, ed è tutto compiuto
Il sentiero che, stretto, gli spetta,
E proprio non sa quanto ha avuto
Dall'ansia, incertezza, e fretta,
Che portan l'esistenza a quel mattino,
In cui riposa da ogni trista guerra.

I mormorii del mare

I mormorii del mare,
Come cristalli,
Mi tagliano.

Continuo a morire
E rinascere.

lunedì 7 luglio 2008

Invincibile Armada

The fleet is going straight on the sea,
Her arrow-shaped prows pointing
At the holy coast of the Angels' Island,
And the cannons are blasting all along,
While the dolphins, the whales and the sea-dragons
Are sinking.


Who will expel this inquisitorial horde
From the land of free-speech and free-thought?
Who will hurl himself against the Leviathan?
Scattered British boats are moving fast,
Capitalising the sluggishness of the Goliaths,
They are clever.


But Elizabeth is lookin' from the coast,
Only sorrow you can see in her gaze,
Nothing she ever feared for herself,
Because she's born in a cradle made of fortitude,
Still she's scared, she knows for the first time
What dread is made of.


But while the Gracious Queen
Thought of her land, of her peasants, of the shackles,
And was near to cry for her homeland,
John Dee, the great Magus mounted on the top
Of his tower,
And looking at the sky he's pronouncing the Evocation:


- Undines, and most holy Spirits of the Water
Surrounding our beloved land,
Respond at my call, you see the enemy ships
Coming down the sea to raze our cities and villages,
Don't make it happen, stand as a tough liquid wall,
Expell the Spanish mastiffs from your consecrated shelter. -


And the storm rose high, rose high as the sky,
Attacking without mercy the floorboards suspended
On waters that became suddenly black and evil,
The Undines hurled themselves together
Against the Leviathan born from the earth,
So peace returned as the sun returns,
Shining again on the Kingdom.

All Hallow's Eve

Unghie spezzate graffiano le porte,
Mentre s'addensa la notte profonda,
L'alchimista si muove tra le storte,
Risale l'edera di fronda in fronda,


Non c'è pace nel Regno della Morte,
Così che ognuno in casa si nasconda!
Spettri e fantasmi gettano la sorte,
E van di casa in casa, d'onda in onda;


Come avvolte dal buio alle finestre
Facce si scorgono dagli occhi grandi,
Così chi esplora percorso silvestre,


Stravolto da famelici ululati,
Non sa da dove sian né chi li mandi,
Ma sa che i lupi non saran chetati,


Sono come comandi,
Quelle urla che nel cerchio l'han guidati,
D'uomini che hanno gli artigli affilati.

Le metaparesi trollistiche

S'è postato un Sonetto in Siciliano,
A metà par sia buono, ma nasce
Polemica tra 'l giovine e l'anziano,
Ed anche il Padre Terno se ne pasce,


Con Ma' Cinquina ed Ambo Veneziano,
Son ventiquattro i post di tutte ambasce,
Ma qui c'è proprio da afferrar l'arcano:
Tant'è il piacer che quasi si rinasce,


Nel diverbio su cosa a cui si tiene,
Che se ci scappa la parola grossa,
E' che dar forza al discorso conviene,


Siccome il nostro anche GianBurrasca
Sapientemente il suo discorso glossa
Con parola che va di palo in frasca,


Ottiene giusta scossa,
Come effetto d'alcoolica marasca,
E ad ascoltar, si prende e porta in tasca.

Il vento dell'ebbrezza

Il mio vestito
E' trapunto di stelle,
La mia patria
E' l'orgasmo,
La mia dimora
E' nell'Occhio che non si vede.

Il circolo della canasta

Vieni ora al circolo della canasta,
Traiamo dalle carte nuovi versi,
Mentre per noi tu prepari la pasta,
Grazie ai tuoi sughi saporiti e tersi,


Di cui chiunque rimarrà entusiasta!
L'ispirazion per altri capoversi
Ci porterai anche da quella catasta
Di pentoloni e marmitte dispersi.


Così giochiamo a briscola e ramino,
Ma tu non sei capace e solo guardi,
Le carte segui da sera a mattino,


Per imparar non è mai troppo tardi;
Ma noi in salotto e tu nel cucinino
Ritorni a trafficar tra olive e cardi.

Il dado

Corre il dado l'un sopra l'altra faccia,
Ognuna è un amico che ricordo,
L'ho estratto piano dalla sua bisaccia,
Il suo rumore mi pare un accordo,


Che la trascorsa vita tutta abbraccia,
Ogni risata e piccolo bagordo,
Il futuro sembrava una minaccia,
La strada giunge sempre al suo raccordo.


Ma sopra l'uno s'è fermato il dado,
A mostrare presagio di favore,
E quindi, mentre a nuovo mondo vado,


Confido sempre in certi buoni auspici,
Che gonfian le vele del mio cuore,
Verso approdi che spero più felici.

Quietismo

Come il braccio della bilancia,
Cerco di mantenermi immobile,
Ma poi mi sposto, al centro
D'un gravare di pesi.

Camere squallide

Qualche tubetto di dentifricio
Un poco schiacciato che aspetta
Sul rubinetto vecchio e scheggiato;
Lo spazzolino, che consumato,
Perde le setole nel suo bicchiere,
Mentre che cade una goccia d'acqua
Da quella doccia rugginosa e fredda;


Osservi, e ti chiedi, pensosa,
Che incerto futuro ti attende,
E vedi quasi, nella tua fantasia,
Come un flebile nastro che si avvia,
E che racconta una storia d'amore:
Tu desti molto, ma nulla ne avesti,
Se non sul tuo volto quei segni in ricordo.


Sinuose rughe riflesse allo specchio,
Guardi, e son come i sentieri del tempo.
Per quelle fughe che non son concesse
Dai chiodi che t'inchiodano al presente,
Ristai un poco, ma è come assente
Quel vento, che muoveva nel passato
I passi della danza e della vita;
Un po' in disparte aspetta il coccodrillo.

Il Sentiero del Sole

Come silenziosi albori
Sommuovono
Intense aspirazioni.

Ed è tutto
Un mondo
Di Luce senza Confini.

Aut aut

Omnis haesitatio
Est negatio.