domenica 24 agosto 2008

Enea e Didone

Non è ancora
Passata la tempesta,
E la pioggia, in fitti rivoli,
Scivola dagli alberi scrosciando,
Ma nessuna goccia
Cade sugli amanti.

Ché riparati
Da una grotta antica,
L'un l'altra tendono la mano,
E per delicati abbracci
Tremano le membra,
Cercando nuovi amplessi.

E Didone regina,
Guardandosi attorno,
Non credeva i Campi Elisi
Avere 'sì brutale aspetto,
Pure le sovvengono
Amori trascorsi,

E ricorda
Di prima che le città
Si specchiassero
Sulle acque chiare,
Carezze meno raffinate,
Ma altrettando dolci.

Enea l'abbraccia,
Delicato è il suo tocco,
E crede ogni impresa futura,
Voluta dagli Dèi,
Sbiadire oltre quel bel volto.

Si sente tentato
Di sfidare il Destino,
Di sfidare Giove Onnipotente,
Di reclamare tra i rombi
Di fulmini e tuoni,
Il suo sincero amore.

E Didone lo guarda,
E son dolci i suoi occhi,
Nei quali si perde,
E non sono il passato e il futuro
Che acque turbinanti
Attorno a un'isola di gioia.

Ma il Fato reclamerà presto
Il suo tributo arcigno,
E la nave nascosta
Tornerà a scuotere i mari;
Didone da lungi
Già lacrima e tende la mano.

Nessun commento: