Volge lo sguardo,
E i capelli fluenti
Sulla nuca,
Osserva
Il lamento represso.
domenica 24 agosto 2008
Orpheo e Euridice - II
Quando Orpheo
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.
Sta scendendo Orpheo
I novanta scalini,
Scende e le torce
Gli illustrano il passo,
Ma strane ombre
Proiettano ai fianchi,
Li scende piano,
Un po' intimorito.
Ben presto giunge
Al primo guardiano,
Vestito di nero,
Un elmo sul capo:
- Lascia i monili,
O tu che vuoi entrare,
Lasciali a terra,
O non passerai. -
Senza i monili,
Scende i gradini,
Scende e le torce
Gli illustrano il passo,
Ma strane ombre
Proiettano ai fianchi,
Li scende piano,
Un po' intimorito.
Quando Orpheo
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.
Ben presto giunge
Al secondo guardiano,
Vestito di nero,
Un elmo sul capo:
- Lascia i vestiti,
O tu che vuoi entrare,
Lasciali a terra,
O non passerai. -
Senza i vestiti
Scende i gradini,
Scende e le torce
Gli illustrano il passo,
Ma strane ombre
Proiettano ai fianchi,
Li scende piano,
Un po' intimorito.
E infine giunge
Al terzo guardiano,
Vestito di nero,
Un elmo sul capo:
- Lascia quell'arpa,
O tu che vuoi entrare,
Lasciala a terra,
O non passerai. -
Ma senza l'arpa
Non potrà uscire,
Così suona Orpheo,
Canta il suo dolore,
E piange la guardia,
Piange e si dispera,
Si china a terra,
E cade svenuta.
Quando Orpheo
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.
Procede Orpheo
Nelle sotterranee grotte,
Procede Orpheo suonando
E cantando di Euridice,
Lo stesso Cerbero,
E ogni mostruosa sentinella
Ricadono a terra,
Ricadono a terra.
E giunge Orpheo,
Lacrimando il suo amore
Al Trono degli Dèi di Sotto,
Ecate ascolta e Plutone,
E la Dèa spietata ricorda
Le corse tra spighe di grano,
L'abbraccio dolce della madre,
E stringe la mano del consorte.
Ed Egli percepisce
I pensieri di Lei,
Ma se pur avesse avuto
Un cuore di pietra,
Forse non il canto,
Ma almeno il dolore di Ecate,
L'avrebbe commosso
A dolce decisione.
Ma Egli cuore non ha,
Sia pur di ghiaccio,
E solo ricorda
I tre passi di Giove,
E l'affidamento a Lui
Del Regno di Sotto;
Spaventoso a vedersi
E' il suo ghigno.
Quando Orpheo
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.
Così Egli comprende
Il cuore di Orpheo,
E per mezzo di esso
Lo intrappolerà,
Contentando la moglie:
- Verrà con te Euridice,
Nel Mondo di Sopra,
Se non ti volterai a guardarla. -
Ed egli accetta e procede,
Risale i gradini,
Ripassa le guardie,
Recupera i vestiti,
Recupera i monili,
E costantemente
Sente sul collo
Il fiato freddo di Euridice.
Ma lo attanagliano i pensieri,
Lo assediano i sentimenti,
Non si fida di Plutone:
- Non era questo fiato
Il respiro caldo di Euridice,
Forse una tenebrosa fiera
Mi mise egli alle spalle,
Come premio alla mia sfida.
Eppure se davvero lei fosse,
Ancora attanagliata
Nel freddo della morte,
Solo uno sguardo, solo sapere,
Solo adesso un nuovo bacio. -
Sfugge il collo per amore e paura,
E sotto il primo raggio di sole,
Si volta Euridice, torna a scendere giù.
Quando Orpheo
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.
Sta scendendo Orpheo
I novanta scalini,
Scende e le torce
Gli illustrano il passo,
Ma strane ombre
Proiettano ai fianchi,
Li scende piano,
Un po' intimorito.
Ben presto giunge
Al primo guardiano,
Vestito di nero,
Un elmo sul capo:
- Lascia i monili,
O tu che vuoi entrare,
Lasciali a terra,
O non passerai. -
Senza i monili,
Scende i gradini,
Scende e le torce
Gli illustrano il passo,
Ma strane ombre
Proiettano ai fianchi,
Li scende piano,
Un po' intimorito.
Quando Orpheo
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.
Ben presto giunge
Al secondo guardiano,
Vestito di nero,
Un elmo sul capo:
- Lascia i vestiti,
O tu che vuoi entrare,
Lasciali a terra,
O non passerai. -
Senza i vestiti
Scende i gradini,
Scende e le torce
Gli illustrano il passo,
Ma strane ombre
Proiettano ai fianchi,
Li scende piano,
Un po' intimorito.
E infine giunge
Al terzo guardiano,
Vestito di nero,
Un elmo sul capo:
- Lascia quell'arpa,
O tu che vuoi entrare,
Lasciala a terra,
O non passerai. -
Ma senza l'arpa
Non potrà uscire,
Così suona Orpheo,
Canta il suo dolore,
E piange la guardia,
Piange e si dispera,
Si china a terra,
E cade svenuta.
Quando Orpheo
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.
Procede Orpheo
Nelle sotterranee grotte,
Procede Orpheo suonando
E cantando di Euridice,
Lo stesso Cerbero,
E ogni mostruosa sentinella
Ricadono a terra,
Ricadono a terra.
E giunge Orpheo,
Lacrimando il suo amore
Al Trono degli Dèi di Sotto,
Ecate ascolta e Plutone,
E la Dèa spietata ricorda
Le corse tra spighe di grano,
L'abbraccio dolce della madre,
E stringe la mano del consorte.
Ed Egli percepisce
I pensieri di Lei,
Ma se pur avesse avuto
Un cuore di pietra,
Forse non il canto,
Ma almeno il dolore di Ecate,
L'avrebbe commosso
A dolce decisione.
Ma Egli cuore non ha,
Sia pur di ghiaccio,
E solo ricorda
I tre passi di Giove,
E l'affidamento a Lui
Del Regno di Sotto;
Spaventoso a vedersi
E' il suo ghigno.
Quando Orpheo
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.
Così Egli comprende
Il cuore di Orpheo,
E per mezzo di esso
Lo intrappolerà,
Contentando la moglie:
- Verrà con te Euridice,
Nel Mondo di Sopra,
Se non ti volterai a guardarla. -
Ed egli accetta e procede,
Risale i gradini,
Ripassa le guardie,
Recupera i vestiti,
Recupera i monili,
E costantemente
Sente sul collo
Il fiato freddo di Euridice.
Ma lo attanagliano i pensieri,
Lo assediano i sentimenti,
Non si fida di Plutone:
- Non era questo fiato
Il respiro caldo di Euridice,
Forse una tenebrosa fiera
Mi mise egli alle spalle,
Come premio alla mia sfida.
Eppure se davvero lei fosse,
Ancora attanagliata
Nel freddo della morte,
Solo uno sguardo, solo sapere,
Solo adesso un nuovo bacio. -
Sfugge il collo per amore e paura,
E sotto il primo raggio di sole,
Si volta Euridice, torna a scendere giù.
Quando Orpheo
Pizzica l'arpa,
Esce dai sassi
Un'acqua di lacrime,
Danzano insieme
Satiri e fiere,
Ed ogni albero
Si piega in pianto.
Centralità dell'Eucaristia
Qualunque percorso si intraprenda,
Qualunque strada si svolga,
Si finisce per ritornare sempre
Al Mistero della Croce.
Qualunque strada si svolga,
Si finisce per ritornare sempre
Al Mistero della Croce.
La caduta dell'Occidente
Mi guardo attorno e vedo
Uomini come formiche,
Al servizio di Mammona,
Nessuno si pone più
Il problema dell'anima.
Uomini come formiche,
Al servizio di Mammona,
Nessuno si pone più
Il problema dell'anima.
Il corvo
Come un corvo
Voglio vivere
Nell'alto,
E lasciare
Dentro le nuvole
Le mie piume nere.
Come un corvo
Sopra i tetti
Della città,
Gracchiare
Come le campane
Dell'Inferno.
Come un corvo
Vivere
Indifferente al mondo,
E nutrirmi di vermi,
Se è necessario,
Pur di restare indisturbato.
Come un corvo
Viaggiare
Da un luogo all'altro,
Vestito
Della tenebra
Notturna.
Come un corvo
Aprire le porte
Dell'al-di-là,
E librarmi
Nel cunicolo
Tra i sogni e la realtà.
Come un corvo
Lanciare senza sosta
I miei versi urlanti
Verso un crepuscolo
Che si posa
Sulle montagne.
E la notte
Io incarnerò
Nel mio percorso
In terra.
Confuso per sempre
Nel buio.
Voglio vivere
Nell'alto,
E lasciare
Dentro le nuvole
Le mie piume nere.
Come un corvo
Sopra i tetti
Della città,
Gracchiare
Come le campane
Dell'Inferno.
Come un corvo
Vivere
Indifferente al mondo,
E nutrirmi di vermi,
Se è necessario,
Pur di restare indisturbato.
Come un corvo
Viaggiare
Da un luogo all'altro,
Vestito
Della tenebra
Notturna.
Come un corvo
Aprire le porte
Dell'al-di-là,
E librarmi
Nel cunicolo
Tra i sogni e la realtà.
Come un corvo
Lanciare senza sosta
I miei versi urlanti
Verso un crepuscolo
Che si posa
Sulle montagne.
E la notte
Io incarnerò
Nel mio percorso
In terra.
Confuso per sempre
Nel buio.
Promesse permesse
Attacco di chitarra: DUDU DUDU DUUUUUUUU DUDU DUDU DUUUUUUUU
Batteria in contrattempo:3/4
Promesse permesse
Son sempre le stesse,
Che poi non mantengo,
Ma il freno non tengo
Dal scrivere un verso,
Che claudichi o terso
Si stagli sul foglio,
Eppure non voglio
Più scrivere ancora.
( Chorus )x3
Eppure c'è un'ora,
In cui è un'ispirazione,
Come un'emozione,
Che mi guida la mano,
Mi fa scrivere piano.
- Stacco chitarra e tastiera, batteria in ritmo. -
Promesse permesse,
Mi siano concesse,
Non so perché scrivo,
Ma è quello che vivo,
Che rendo nei versi,
Un po' tristi, un po' tersi,
Un po' vecchi, un po' nuovi,
Speriamo che giovi,
A non scrivere ancora.
(Chorus)x2
Eppure c'è un'ora,
In cui è un'ispirazione,
Come un'emozione,
Che mi guida la mano,
Mi fa scrivere piano.
Assolo chitarra (5-7 min ), batteria.
Promesse permesse,
Son sempre le stesse,
Che poi non mantengo,
Ma pace ne ottengo,
Dal redarre un verso,
Dai pensieri emerso,
Che galleggia un poco,
Sia limpido o fioco,
Per scrivere ancora.
Chorus( in dissolvenza )
Eppure c'è un'ora,
In cui è un'ispirazione,
Come un'emozione,
Che mi guida la mano,
Mi fa scrivere piano.
Batteria in contrattempo:3/4
Promesse permesse
Son sempre le stesse,
Che poi non mantengo,
Ma il freno non tengo
Dal scrivere un verso,
Che claudichi o terso
Si stagli sul foglio,
Eppure non voglio
Più scrivere ancora.
( Chorus )x3
Eppure c'è un'ora,
In cui è un'ispirazione,
Come un'emozione,
Che mi guida la mano,
Mi fa scrivere piano.
- Stacco chitarra e tastiera, batteria in ritmo. -
Promesse permesse,
Mi siano concesse,
Non so perché scrivo,
Ma è quello che vivo,
Che rendo nei versi,
Un po' tristi, un po' tersi,
Un po' vecchi, un po' nuovi,
Speriamo che giovi,
A non scrivere ancora.
(Chorus)x2
Eppure c'è un'ora,
In cui è un'ispirazione,
Come un'emozione,
Che mi guida la mano,
Mi fa scrivere piano.
Assolo chitarra (5-7 min ), batteria.
Promesse permesse,
Son sempre le stesse,
Che poi non mantengo,
Ma pace ne ottengo,
Dal redarre un verso,
Dai pensieri emerso,
Che galleggia un poco,
Sia limpido o fioco,
Per scrivere ancora.
Chorus( in dissolvenza )
Eppure c'è un'ora,
In cui è un'ispirazione,
Come un'emozione,
Che mi guida la mano,
Mi fa scrivere piano.
Enea e Didone
Non è ancora
Passata la tempesta,
E la pioggia, in fitti rivoli,
Scivola dagli alberi scrosciando,
Ma nessuna goccia
Cade sugli amanti.
Ché riparati
Da una grotta antica,
L'un l'altra tendono la mano,
E per delicati abbracci
Tremano le membra,
Cercando nuovi amplessi.
E Didone regina,
Guardandosi attorno,
Non credeva i Campi Elisi
Avere 'sì brutale aspetto,
Pure le sovvengono
Amori trascorsi,
E ricorda
Di prima che le città
Si specchiassero
Sulle acque chiare,
Carezze meno raffinate,
Ma altrettando dolci.
Enea l'abbraccia,
Delicato è il suo tocco,
E crede ogni impresa futura,
Voluta dagli Dèi,
Sbiadire oltre quel bel volto.
Si sente tentato
Di sfidare il Destino,
Di sfidare Giove Onnipotente,
Di reclamare tra i rombi
Di fulmini e tuoni,
Il suo sincero amore.
E Didone lo guarda,
E son dolci i suoi occhi,
Nei quali si perde,
E non sono il passato e il futuro
Che acque turbinanti
Attorno a un'isola di gioia.
Ma il Fato reclamerà presto
Il suo tributo arcigno,
E la nave nascosta
Tornerà a scuotere i mari;
Didone da lungi
Già lacrima e tende la mano.
Passata la tempesta,
E la pioggia, in fitti rivoli,
Scivola dagli alberi scrosciando,
Ma nessuna goccia
Cade sugli amanti.
Ché riparati
Da una grotta antica,
L'un l'altra tendono la mano,
E per delicati abbracci
Tremano le membra,
Cercando nuovi amplessi.
E Didone regina,
Guardandosi attorno,
Non credeva i Campi Elisi
Avere 'sì brutale aspetto,
Pure le sovvengono
Amori trascorsi,
E ricorda
Di prima che le città
Si specchiassero
Sulle acque chiare,
Carezze meno raffinate,
Ma altrettando dolci.
Enea l'abbraccia,
Delicato è il suo tocco,
E crede ogni impresa futura,
Voluta dagli Dèi,
Sbiadire oltre quel bel volto.
Si sente tentato
Di sfidare il Destino,
Di sfidare Giove Onnipotente,
Di reclamare tra i rombi
Di fulmini e tuoni,
Il suo sincero amore.
E Didone lo guarda,
E son dolci i suoi occhi,
Nei quali si perde,
E non sono il passato e il futuro
Che acque turbinanti
Attorno a un'isola di gioia.
Ma il Fato reclamerà presto
Il suo tributo arcigno,
E la nave nascosta
Tornerà a scuotere i mari;
Didone da lungi
Già lacrima e tende la mano.
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