Le cose in cui
La gente crede
Sono canzoni tristi,
Libri raffazzonati
Lasciati sopra gli scaffali,
Mentre la polvere cade,
Scienze che non guariscono
Malattie che continuano,
Sogni di metallo
Che lasciano insoddisfatti.
Le cose in cui
La gente crede
Sono libri di teologia,
Che non spiegano nulla,
Romanzi e racconti
Tratti da un mondo amaro,
Poesie che finiscono
Dove la vita ha inizio,
Sonde che viaggiano
Nello spazio senza ritorno.
Le cose in cui
La gente crede
Sono opere liriche
Di un mondo che non c'è,
Sono fantasie grottesche
Tratte da un sogno fatato,
Sono anime di cinema
Prive di verità,
E la pioggia fuori aspetta.
Le cose in cui
La gente crede
Sono solo
Altra rèclame.
lunedì 28 luglio 2008
domenica 27 luglio 2008
Sali le scale
Apri il portone, e t'investe
La luce accecante dell'androne,
E inizi a salire le scale,
Tanto ti sono leggere,
Che a due a due le salti,
E a balzelli.
E vai avanti, continui a salire,
Di gradini ne hai fatti già tanti,
E procedi, procedi, un po' stanca,
Ma ancora guardando più oltre,
Fin quando al ventesimo piano
Qualcuno ti attende.
Così siete in due a salire le scale,
Entrambi verso le stesse méte,
E se ogni tanto uno scalino è rotto,
Si salta e passa avanti,
E si lascia alle spalle:
L'importante è salire.
E poi a un certo punto succede
Qualcosa che viene da te,
E non siete più in due, siete in tre.
Così un po' meravigliata,
Guardi saltare le scale,
Come facevi tu un tempo.
E se a volte è come un incubo
Questa scala ch'è fatta di svolte,
E che non trova mai fine,
Pure continui a salire,
Ed è tuo figlio al tuo fianco,
Che salta un po' meno.
Al suo braccio, se stanca, t'appoggi,
Oppure se ti manca il coraggio,
E' lui che ti guida la strada,
Il tuo ginocchio anchilosato,
E sono in due a sorreggerti,
Se proprio non ce la fai più.
Eppure ogni tanto ti chiedi,
In quei momenti sempre meno rari,
Se questo salire abbia un senso,
Se sia più dolore o più gioia,
Ma sai che la scala è infinita,
E' la scala che mai non va giù.
La luce accecante dell'androne,
E inizi a salire le scale,
Tanto ti sono leggere,
Che a due a due le salti,
E a balzelli.
E vai avanti, continui a salire,
Di gradini ne hai fatti già tanti,
E procedi, procedi, un po' stanca,
Ma ancora guardando più oltre,
Fin quando al ventesimo piano
Qualcuno ti attende.
Così siete in due a salire le scale,
Entrambi verso le stesse méte,
E se ogni tanto uno scalino è rotto,
Si salta e passa avanti,
E si lascia alle spalle:
L'importante è salire.
E poi a un certo punto succede
Qualcosa che viene da te,
E non siete più in due, siete in tre.
Così un po' meravigliata,
Guardi saltare le scale,
Come facevi tu un tempo.
E se a volte è come un incubo
Questa scala ch'è fatta di svolte,
E che non trova mai fine,
Pure continui a salire,
Ed è tuo figlio al tuo fianco,
Che salta un po' meno.
Al suo braccio, se stanca, t'appoggi,
Oppure se ti manca il coraggio,
E' lui che ti guida la strada,
Il tuo ginocchio anchilosato,
E sono in due a sorreggerti,
Se proprio non ce la fai più.
Eppure ogni tanto ti chiedi,
In quei momenti sempre meno rari,
Se questo salire abbia un senso,
Se sia più dolore o più gioia,
Ma sai che la scala è infinita,
E' la scala che mai non va giù.
Pompei
Vedo l'alzarsi di nubi di tuono,
E lingue di fiamma avvolgere i cieli,
Laggiù come un aspro tramonto,
Rifugge la luce da strepitanti lochi,
Vulcano, che fu quell'affronto
Che sprigionò foschi i tuoi fuochi?
Che cosa quereli,
Al triste, al malvagio ed al buono?
Si spande quel fiume in tempesta
Di liquida morte che scende,
E son come meteore grevi
I sassi che romban dall'alto,
Le vite si fan presto brevi,
Di salvo non v'è alcuno spalto,
Il rivo né mai più s'arresta,
Ma la città spezza e fende;
Finisce ben presto il brusìo
Di quella città in movimento,
Pompei, gemma del meridione,
Spezzata e sepolta dai sassi.
Non si saprà la cagione
Che tacitò voci e passi,
Ma forse fu l'ira di un Dio,
Che fece sentir fosco accento.
E adesso rimane il ricordo,
D'un giorno, di polveri e braci,
Di genti sepolte là sotto,
In attesa d'esser trovate;
Per secoli non se ne fe' motto,
Ché furono dimenticate,
Il tempo fu per loro sordo,
Ma adesso che sai, guarda e taci:
Nient'altro che questo è il destino
Di chi viva il suo tempo in Terra,
Un fuoco, ed è tutto compiuto
Il sentiero che, stretto, gli spetta,
E proprio non sa quanto ha avuto
Dall'ansia, incertezza, e fretta,
Che portan l'esistenza a quel mattino,
In cui riposa da ogni trista guerra.
E lingue di fiamma avvolgere i cieli,
Laggiù come un aspro tramonto,
Rifugge la luce da strepitanti lochi,
Vulcano, che fu quell'affronto
Che sprigionò foschi i tuoi fuochi?
Che cosa quereli,
Al triste, al malvagio ed al buono?
Si spande quel fiume in tempesta
Di liquida morte che scende,
E son come meteore grevi
I sassi che romban dall'alto,
Le vite si fan presto brevi,
Di salvo non v'è alcuno spalto,
Il rivo né mai più s'arresta,
Ma la città spezza e fende;
Finisce ben presto il brusìo
Di quella città in movimento,
Pompei, gemma del meridione,
Spezzata e sepolta dai sassi.
Non si saprà la cagione
Che tacitò voci e passi,
Ma forse fu l'ira di un Dio,
Che fece sentir fosco accento.
E adesso rimane il ricordo,
D'un giorno, di polveri e braci,
Di genti sepolte là sotto,
In attesa d'esser trovate;
Per secoli non se ne fe' motto,
Ché furono dimenticate,
Il tempo fu per loro sordo,
Ma adesso che sai, guarda e taci:
Nient'altro che questo è il destino
Di chi viva il suo tempo in Terra,
Un fuoco, ed è tutto compiuto
Il sentiero che, stretto, gli spetta,
E proprio non sa quanto ha avuto
Dall'ansia, incertezza, e fretta,
Che portan l'esistenza a quel mattino,
In cui riposa da ogni trista guerra.
lunedì 7 luglio 2008
Invincibile Armada
The fleet is going straight on the sea,
Her arrow-shaped prows pointing
At the holy coast of the Angels' Island,
And the cannons are blasting all along,
While the dolphins, the whales and the sea-dragons
Are sinking.
Who will expel this inquisitorial horde
From the land of free-speech and free-thought?
Who will hurl himself against the Leviathan?
Scattered British boats are moving fast,
Capitalising the sluggishness of the Goliaths,
They are clever.
But Elizabeth is lookin' from the coast,
Only sorrow you can see in her gaze,
Nothing she ever feared for herself,
Because she's born in a cradle made of fortitude,
Still she's scared, she knows for the first time
What dread is made of.
But while the Gracious Queen
Thought of her land, of her peasants, of the shackles,
And was near to cry for her homeland,
John Dee, the great Magus mounted on the top
Of his tower,
And looking at the sky he's pronouncing the Evocation:
- Undines, and most holy Spirits of the Water
Surrounding our beloved land,
Respond at my call, you see the enemy ships
Coming down the sea to raze our cities and villages,
Don't make it happen, stand as a tough liquid wall,
Expell the Spanish mastiffs from your consecrated shelter. -
And the storm rose high, rose high as the sky,
Attacking without mercy the floorboards suspended
On waters that became suddenly black and evil,
The Undines hurled themselves together
Against the Leviathan born from the earth,
So peace returned as the sun returns,
Shining again on the Kingdom.
Her arrow-shaped prows pointing
At the holy coast of the Angels' Island,
And the cannons are blasting all along,
While the dolphins, the whales and the sea-dragons
Are sinking.
Who will expel this inquisitorial horde
From the land of free-speech and free-thought?
Who will hurl himself against the Leviathan?
Scattered British boats are moving fast,
Capitalising the sluggishness of the Goliaths,
They are clever.
But Elizabeth is lookin' from the coast,
Only sorrow you can see in her gaze,
Nothing she ever feared for herself,
Because she's born in a cradle made of fortitude,
Still she's scared, she knows for the first time
What dread is made of.
But while the Gracious Queen
Thought of her land, of her peasants, of the shackles,
And was near to cry for her homeland,
John Dee, the great Magus mounted on the top
Of his tower,
And looking at the sky he's pronouncing the Evocation:
- Undines, and most holy Spirits of the Water
Surrounding our beloved land,
Respond at my call, you see the enemy ships
Coming down the sea to raze our cities and villages,
Don't make it happen, stand as a tough liquid wall,
Expell the Spanish mastiffs from your consecrated shelter. -
And the storm rose high, rose high as the sky,
Attacking without mercy the floorboards suspended
On waters that became suddenly black and evil,
The Undines hurled themselves together
Against the Leviathan born from the earth,
So peace returned as the sun returns,
Shining again on the Kingdom.
All Hallow's Eve
Unghie spezzate graffiano le porte,
Mentre s'addensa la notte profonda,
L'alchimista si muove tra le storte,
Risale l'edera di fronda in fronda,
Non c'è pace nel Regno della Morte,
Così che ognuno in casa si nasconda!
Spettri e fantasmi gettano la sorte,
E van di casa in casa, d'onda in onda;
Come avvolte dal buio alle finestre
Facce si scorgono dagli occhi grandi,
Così chi esplora percorso silvestre,
Stravolto da famelici ululati,
Non sa da dove sian né chi li mandi,
Ma sa che i lupi non saran chetati,
Sono come comandi,
Quelle urla che nel cerchio l'han guidati,
D'uomini che hanno gli artigli affilati.
Mentre s'addensa la notte profonda,
L'alchimista si muove tra le storte,
Risale l'edera di fronda in fronda,
Non c'è pace nel Regno della Morte,
Così che ognuno in casa si nasconda!
Spettri e fantasmi gettano la sorte,
E van di casa in casa, d'onda in onda;
Come avvolte dal buio alle finestre
Facce si scorgono dagli occhi grandi,
Così chi esplora percorso silvestre,
Stravolto da famelici ululati,
Non sa da dove sian né chi li mandi,
Ma sa che i lupi non saran chetati,
Sono come comandi,
Quelle urla che nel cerchio l'han guidati,
D'uomini che hanno gli artigli affilati.
Le metaparesi trollistiche
S'è postato un Sonetto in Siciliano,
A metà par sia buono, ma nasce
Polemica tra 'l giovine e l'anziano,
Ed anche il Padre Terno se ne pasce,
Con Ma' Cinquina ed Ambo Veneziano,
Son ventiquattro i post di tutte ambasce,
Ma qui c'è proprio da afferrar l'arcano:
Tant'è il piacer che quasi si rinasce,
Nel diverbio su cosa a cui si tiene,
Che se ci scappa la parola grossa,
E' che dar forza al discorso conviene,
Siccome il nostro anche GianBurrasca
Sapientemente il suo discorso glossa
Con parola che va di palo in frasca,
Ottiene giusta scossa,
Come effetto d'alcoolica marasca,
E ad ascoltar, si prende e porta in tasca.
A metà par sia buono, ma nasce
Polemica tra 'l giovine e l'anziano,
Ed anche il Padre Terno se ne pasce,
Con Ma' Cinquina ed Ambo Veneziano,
Son ventiquattro i post di tutte ambasce,
Ma qui c'è proprio da afferrar l'arcano:
Tant'è il piacer che quasi si rinasce,
Nel diverbio su cosa a cui si tiene,
Che se ci scappa la parola grossa,
E' che dar forza al discorso conviene,
Siccome il nostro anche GianBurrasca
Sapientemente il suo discorso glossa
Con parola che va di palo in frasca,
Ottiene giusta scossa,
Come effetto d'alcoolica marasca,
E ad ascoltar, si prende e porta in tasca.
Il vento dell'ebbrezza
Il mio vestito
E' trapunto di stelle,
La mia patria
E' l'orgasmo,
La mia dimora
E' nell'Occhio che non si vede.
E' trapunto di stelle,
La mia patria
E' l'orgasmo,
La mia dimora
E' nell'Occhio che non si vede.
Il circolo della canasta
Vieni ora al circolo della canasta,
Traiamo dalle carte nuovi versi,
Mentre per noi tu prepari la pasta,
Grazie ai tuoi sughi saporiti e tersi,
Di cui chiunque rimarrà entusiasta!
L'ispirazion per altri capoversi
Ci porterai anche da quella catasta
Di pentoloni e marmitte dispersi.
Così giochiamo a briscola e ramino,
Ma tu non sei capace e solo guardi,
Le carte segui da sera a mattino,
Per imparar non è mai troppo tardi;
Ma noi in salotto e tu nel cucinino
Ritorni a trafficar tra olive e cardi.
Traiamo dalle carte nuovi versi,
Mentre per noi tu prepari la pasta,
Grazie ai tuoi sughi saporiti e tersi,
Di cui chiunque rimarrà entusiasta!
L'ispirazion per altri capoversi
Ci porterai anche da quella catasta
Di pentoloni e marmitte dispersi.
Così giochiamo a briscola e ramino,
Ma tu non sei capace e solo guardi,
Le carte segui da sera a mattino,
Per imparar non è mai troppo tardi;
Ma noi in salotto e tu nel cucinino
Ritorni a trafficar tra olive e cardi.
Il dado
Corre il dado l'un sopra l'altra faccia,
Ognuna è un amico che ricordo,
L'ho estratto piano dalla sua bisaccia,
Il suo rumore mi pare un accordo,
Che la trascorsa vita tutta abbraccia,
Ogni risata e piccolo bagordo,
Il futuro sembrava una minaccia,
La strada giunge sempre al suo raccordo.
Ma sopra l'uno s'è fermato il dado,
A mostrare presagio di favore,
E quindi, mentre a nuovo mondo vado,
Confido sempre in certi buoni auspici,
Che gonfian le vele del mio cuore,
Verso approdi che spero più felici.
Ognuna è un amico che ricordo,
L'ho estratto piano dalla sua bisaccia,
Il suo rumore mi pare un accordo,
Che la trascorsa vita tutta abbraccia,
Ogni risata e piccolo bagordo,
Il futuro sembrava una minaccia,
La strada giunge sempre al suo raccordo.
Ma sopra l'uno s'è fermato il dado,
A mostrare presagio di favore,
E quindi, mentre a nuovo mondo vado,
Confido sempre in certi buoni auspici,
Che gonfian le vele del mio cuore,
Verso approdi che spero più felici.
Quietismo
Come il braccio della bilancia,
Cerco di mantenermi immobile,
Ma poi mi sposto, al centro
D'un gravare di pesi.
Cerco di mantenermi immobile,
Ma poi mi sposto, al centro
D'un gravare di pesi.
Camere squallide
Qualche tubetto di dentifricio
Un poco schiacciato che aspetta
Sul rubinetto vecchio e scheggiato;
Lo spazzolino, che consumato,
Perde le setole nel suo bicchiere,
Mentre che cade una goccia d'acqua
Da quella doccia rugginosa e fredda;
Osservi, e ti chiedi, pensosa,
Che incerto futuro ti attende,
E vedi quasi, nella tua fantasia,
Come un flebile nastro che si avvia,
E che racconta una storia d'amore:
Tu desti molto, ma nulla ne avesti,
Se non sul tuo volto quei segni in ricordo.
Sinuose rughe riflesse allo specchio,
Guardi, e son come i sentieri del tempo.
Per quelle fughe che non son concesse
Dai chiodi che t'inchiodano al presente,
Ristai un poco, ma è come assente
Quel vento, che muoveva nel passato
I passi della danza e della vita;
Un po' in disparte aspetta il coccodrillo.
Un poco schiacciato che aspetta
Sul rubinetto vecchio e scheggiato;
Lo spazzolino, che consumato,
Perde le setole nel suo bicchiere,
Mentre che cade una goccia d'acqua
Da quella doccia rugginosa e fredda;
Osservi, e ti chiedi, pensosa,
Che incerto futuro ti attende,
E vedi quasi, nella tua fantasia,
Come un flebile nastro che si avvia,
E che racconta una storia d'amore:
Tu desti molto, ma nulla ne avesti,
Se non sul tuo volto quei segni in ricordo.
Sinuose rughe riflesse allo specchio,
Guardi, e son come i sentieri del tempo.
Per quelle fughe che non son concesse
Dai chiodi che t'inchiodano al presente,
Ristai un poco, ma è come assente
Quel vento, che muoveva nel passato
I passi della danza e della vita;
Un po' in disparte aspetta il coccodrillo.
Il Sentiero del Sole
Come silenziosi albori
Sommuovono
Intense aspirazioni.
Ed è tutto
Un mondo
Di Luce senza Confini.
Sommuovono
Intense aspirazioni.
Ed è tutto
Un mondo
Di Luce senza Confini.
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