Apri il portone, e t'investe
La luce accecante dell'androne,
E inizi a salire le scale,
Tanto ti sono leggere,
Che a due a due le salti,
E a balzelli.
E vai avanti, continui a salire,
Di gradini ne hai fatti già tanti,
E procedi, procedi, un po' stanca,
Ma ancora guardando più oltre,
Fin quando al ventesimo piano
Qualcuno ti attende.
Così siete in due a salire le scale,
Entrambi verso le stesse méte,
E se ogni tanto uno scalino è rotto,
Si salta e passa avanti,
E si lascia alle spalle:
L'importante è salire.
E poi a un certo punto succede
Qualcosa che viene da te,
E non siete più in due, siete in tre.
Così un po' meravigliata,
Guardi saltare le scale,
Come facevi tu un tempo.
E se a volte è come un incubo
Questa scala ch'è fatta di svolte,
E che non trova mai fine,
Pure continui a salire,
Ed è tuo figlio al tuo fianco,
Che salta un po' meno.
Al suo braccio, se stanca, t'appoggi,
Oppure se ti manca il coraggio,
E' lui che ti guida la strada,
Il tuo ginocchio anchilosato,
E sono in due a sorreggerti,
Se proprio non ce la fai più.
Eppure ogni tanto ti chiedi,
In quei momenti sempre meno rari,
Se questo salire abbia un senso,
Se sia più dolore o più gioia,
Ma sai che la scala è infinita,
E' la scala che mai non va giù.
domenica 27 luglio 2008
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